
Atrio del palazzo. Fine di una giornata come tante, di
corsa, il tempo è passato così velocemente che quasi non me ne sono accorta. Il
tram e poi l’autobus, poi attraverso la strada senza neanche fare troppo caso a
quello che ho intorno. Cammino verso casa mentre rovisto nella borsa per
cercare le chiavi. Entro e chiamo l’ascensore e quasi contemporaneamente parte
una canzone. Apparentemente una casuale, senza neanche troppo senso. E’
allegra, divertente, veloce e spensierata.
Proprio di quelle che immagino sempre di ballare da sola a piedi scalzi nel
buio di una stanza (vedi Telefonami tra 20 anni di LucioDalla).



